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Sigismondo Pandolfo Malatesta Condottiero e Signore di Rimini

Sigismondo Pandolfo Malatesta Condottiero e signore di Rimini

Uno dei primi condottieri con i quali si dovette misurare il Sanseverino fu Sigismondo Pandolfo Malatesta con il quale condivise il campo di battaglia come alleato e come avversario..

Nel libo “Roberto Sanseverino condottiero del rinascimento italiano tra arte militare e politica” non è stato possibile dedicare molto spazio a colui che fu indicato come "Abilissimo e valoroso condottiero, grande mecenate, pessimo politico: l’ultimo grande principe riminese." per questo motivo ho deciso di proporvi la seguente biografia. 

Sigismondo Pandolfo Malatesta nacque a Brescia il 19 giugno 1417 come figlio naturale di Pandolfo III, condottiero e signore della città ,e di Antonia di Giacomino dei Barignano, nobildonna lombarda. 

Dopo la morte del padre, avvenuta il 3 ottobre 1427, il potere familiare passò allo zio Carlo. Tuttavia, alla morte di Carlo il 14 settembre 1429, fu Galeotto Roberto, fratellastro maggiore di Pandolfo, a succedere come capo famiglia. Nel 1432, dopo l'abdicazione di Galeotto, i fratelli Pandolfo e Domenico, conosciuto come Malatesta Novello, decisero di dividere i loro territori per evitare conflitti.

A Pandolfo furono assegnate tutte le terre a sud del Marecchia, tra cui Rimini, Santarcangelo, Scorticata (odierna Torriana), Fano e il rettorato di Sant'Agata Feltria, mentre a Domenico furono assegnate Cesena, Bertinoro, Meldola, Sarsina, Roncofreddo e Pieve di Sestino.

Nel 1433, Pandolfo fu creato cavaliere dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo durante la sua visita a Rimini. Pandolfo cercò di creare alleanze attraverso il matrimonio, ma il suo primo tentativo di sposarsi con una figlia di Francesco di Bussone, conte di Carmagnola, fallì. Nel 1434, sposò Ginevra d'Este, dalla quale ebbe solo un figlio maschio, Galeotto Roberto Novello, morto ancora bambino nel 1438.

Nel marzo 1435, giurando fedeltà a papa Eugenio IV passò agli stipendi della Chiesa con un contratto di sei mesi e l'impiego di 200 lance. Nella sua nuova qualifica di capitano generale ecclesiastico, il Malatesta si assicurò la fedeltà dei parenti di Pesaro rinnovando le condizioni di pace tra le due casate, per poi spostarsi a a Forlì per combattere contro gli Ordelaffi, sostenitori del duca di Milano Filippo Maria. 

La partecipazione di Francesco Sforza, alleato dei Malatesta e gonfaloniere della Chiesa, fu determinante per la vittoria nella guerra, infatti il 14 luglio 1436 Francesco Sforza riuscì a occupare Forlì, cacciando Antonio Ordelaffi.

I successi ottenuti permisero al Malatesta di emergere nel mondo delle compagnie di ventura e il 3 aprile 1437 fu assunto dalla Serenissima. Al servizio dei Veneziani, il Malatesta fu impegnato con la sua compagnia nella battaglia di Calcinara sull'Oglio il 22 luglio 1437, dove però fu sconfitto da Niccolò Piccinino, al servizio del duca di Milano.

Nel 1438 la venuta di Francesco Sforza nella Marca di Ancona creò disordini tra le città e i poteri locali, il Malatesta temendo che il pericolo sforzesco si estendesse anche allo stato malatestiano, decise di avvicinarsi a Francesco. 

Nel maggio del 1439, il Malatesta utilizzò le sue truppe per conquistare Forlì e Forlimpopoli. Alla fine di giugno, mentre Francesco Sforza si spostava dalla Romagna verso la Lombardia, gli scontri finirono con tregue locali stipulate con i da Polenta, i Manfredi e gli Ordelaffi. 

Nonostante ciò, la presenza degli Sforza a ridosso dei territori viscontei costituiva una chiara minaccia per gli equilibri militari.

Nel 1440, Filippo Maria Visconti inviò in Romagna, come diversivo, Niccolò Piccinino con 6000 cavalieri per minacciare direttamente i territori malatestiani, contro i quali si era mosso anche Federico da Montefeltro. 

Il Malatesta dovette negoziare un accordo con Niccolò Piccinino e il Montefeltro per evitare di perdere i suoi possedimenti. Questa scelta comportò un tradimento nei confronti di Francesco Sforza, ma permise al Malatesta di mantenere il potere.

La pace siglata tra Malatesta e Montefeltro nel 1440 fu solo temporanea, come dimostrò il conflitto per il controllo di Pesaro che scoppiò l'anno successivo.

Quando Galeazzo Malatesta, governatore di Pesaro, si dimostrò incapace di mantenere il potere, il Malatesta pianificò un intervento militare. Tuttavia, Galeazzo chiese l'aiuto di suo zio Federico da Montefeltro. Dopo l'arrivo delle truppe di Montefeltro a Pesaro, Pandolfo decise di agire segretamente sostenendo l'invasione del Montefeltro da parte di Alberico Brancaleoni.

Nel settembre 1441 il Malatesta, tradendo la tregua tendette un'imboscata a Federico da Montefeltro impegnato nell'assedio del Castello di Montelocco, nei pressi del confine tra le due signorie, ma quest'ultimo riuscì a scampare al pericolo.

Nel corso dell'autunno, Federico continuò a scorrere per il territorio riminese e conquistò la rocca di San Leo, importante simbolo di potere dei Montefeltro che era stata conquistata dai Malatesta. 

Ne seguì la pace di Cremona del 1441, che portò alla definizione dei confini tra Milano e Venezia lasciando però libero da Francesco Sforza di tornare nella Marca per consolidare le sue conquiste, non riconosciute però dal papa. 

Nello stesso anno Pandolfo si sposò con Polissena (morta nel 1449), figlia naturale di Francesco Sforza, che diede al Malatesta due figli: Galeotto (morto nel 1442) e Giovanna, nata nel 1443, che a soli sette anni andò in sposa a Giulio Cesare da Varano. 

Nel periodo 1442-43, Francesco fu impegnato nella difesa delle sue terre nella Marca contro la riconquista pontificia, mentre i suoi possedimenti nell'Italia meridionale erano minacciati da Alfonso d'Aragona, alleato del papa e desideroso di ricevere l'investitura del Regno di Napoli. 

Inizialmente, Pandolfo fornì un forte sostegno, ma quando nel giugno 1443 Eugenio IV e Alfonso d'Aragona si allearono contro Francesco Sforza, conquistando la maggior parte delle sue terre marchigiane, la sua fedeltà cominciò a vacillare.

Pandolfo Malatesta e Francesco Sforza ricevettero rinforzi da Firenze e Venezia e Filippo Maria Visconti persuase Alfonso d'Aragona a ritirare le truppe. Infine, in settembre si costituì una nuova alleanza tra Venezia, Firenze e Milano, che impegnò Filippo Maria a inviare aiuti al Malatesta e a Francesco Sforza. 

I capitani pontifici, Piccinino, Federico da Montefeltro e Malatesta Novello, si trovarono in difficoltà e l'8 novembre furono sconfitti da Pandolfo nei pressi di Monteluro presso Tavullia (PU) .

Piccinino e Malatesta Novello furono costretti a ritirarsi rapidamente verso Sud, mentre Federico da Montefeltro, estraneo alla battaglia, giunse appena in tempo per salvare il salvabile. 

Nel 1444, Pandolfo conquistò Senigallia, ma subito dopo venne licenziato dallo Sforza con l’accusa di non averlo appoggiato nella battaglia di Montolmo contro l'esercito pontificio, fu sostituito da Federico da Montefeltro. 

La situazione si aggravò quando Federico da Montefeltro iniziò a provocare il Malatesta con piccole conquiste territoriali. Nel dicembre del 1444, Federico in seguito ad accordi segreti a al pagamento di 20.000 fiorini riuscì a venire in possesso di Pesaro e Fossombrone.

Il Malatesta reagì con prontezza ed astuzia, offrendo i suoi servizi ad Alfonso d'Aragona e conducendo ambasciate presso il papa, Filippo Maria Visconti e Leonello d'Este. 

La situazione degenerò in una guerra aperta che portò lo scontro nel cuore dei territori malatestiani marchigiani, con la conquista di Candelara, il sacco di Pergola e le devastazioni del contado fanese. Pandolfo rispose con un attacco nel Montefeltro e poi condusse un assalto generale nella Marca alla guida delle truppe di Milano, Napoli e della Chiesa. 

Roccacontrada difesa da un giovane Sanseverino cadde sotto il suo controllo seguita da Fermo, alla fine del 1444 Pandolfo Malatesta divenne padrone dell'intera regione.

Sigismondo Pandolfo Malatesta conquista la fortezza di Roccacontrada
Medaglia di Antonio Pisano

Nel 1445, il Malatesta sviluppò un amore appassionato per Isotta degli Atti, una giovane fanciulla di dodici anni e figlia di un ricco mercante riminese. Isotta divenne l'amante preferita del Malatesta, fino a diventare la sua moglie nel 1456.

Nell'autunno del 1446, i Feltreschi e gli Sforzeschi riuscirono a passare alla controffensiva e avanzarono verso Nord fino alla rocca di Gradara, che però rimase in mano malatestiana.

La situazione politico-militare del 1446 si complicò ulteriormente, quando le truppe veneziane guidate da Micheletto Attendolo attaccarono Milano. In risposta, il Malatesta partì per la Lombardia per aiutare l'alleato, ma la vittoria della Serenissima presso Casalmaggiore portò Filippo Maria, lo sconfitto, a venire a patti con il genero Francesco Sforza.

Per venire a patti con Milano, Francesco Sforza, dopo aver stipulato una tregua con il Malatesta, pretese da lui la restituzione di tutte le terre, compresa la rocca di Senigallia, sottratte a Federico da Montefeltro. 

All'inizio del 1447, gli schieramenti vedevano da una parte Milano, gli Aragona e il papa, e dall'altra Venezia e Firenze con gli Angioini, che aspiravano alla conquista del Regno di Napoli. 

Per motivi di strategia militare e di equilibrio, Firenze mise da parte le sue diffidenze nei confronti del Malatesta e, il 10 dicembre 1447, lo assunse per un anno insieme a Federico da Montefeltro. 

La vittoria ottenuta dal Malatesta a Piombino, il 15 luglio 1448, rappresentò l'inizio di una serie di successi militari che, furono celebrati, seguendo la tradizione dell'epica classica, nella Hesperis di Basinio da Parma, che acclamò il Malatesta come il salvatore della Toscana.

Basinio da Parma, Hesperis, 1462-1464 circa
Paris, Bibliothèque de l’Arsenal, Ms. 630 folio 26 recto

La condotta stipulata con Venezia il 26 novembre 1449 e rinnovata per l'anno successivo fu una delle assunzioni più redditizie dal punto di vista economico: Pandolfo Malatesta, nominato capitano generale delle truppe venete, allestì una compagnia di 2.000 cavalieri e 500 fanti per un compenso personale mensile di 600 ducati. 

Nel frattempo il Malatesta rinforzò i suoi territori, Montemarciano e Cassiano divennero sue giurisdizioni mentre Pergola, Monterolo, Senigallia e il vicariato di Mondavio tornarono sotto il suo controllo. Sebbene Pesaro non fosse stata incorporata nei suoi domini, il Malatesta aveva comunque conservato Gradara e vaste zone del Pesarese, stabilendosi saldamente anche nel Montefeltro.

Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro si incontrarono nel 1457, al cospetto di Borso d'Este e Malatesta Novello non riuscendo però a divenire a nessun accordo. Nel mese di ottobre del medesimo anno, Federico e Iacopo Piccinino invasero le terre malatestiane del vicariato di Fano per ordine di Alfonso d'Aragona che aveva accusato Pandolfo di non aver pagato alcuni debiti verso l’Aragona.

Il Malatesta chiese l’intervento di Venezia, Firenze, Milano e del papa Callisto III. 

Con la morte di re Alfonso il 27 giugno 1458 il Malatesta si illuse di non dover più onorare i debiti contratti. Tuttavia, il 6 agosto dello stesso anno, morì anche Callisto III a cui successe Pio II, che decise di appoggiare le richieste di rimborso di re Ferdinando, erede di Alfonso d'Aragona. 

Il Malatesta fu obbligato dal papa a restituire al re di Napoli 40.000 alfonsini e, a garanzia del completo pagamento, consegnò in deposito a Pio II la città di Senigallia, il vicariato di Mondavio, Pergola e Montemarciano, con la promessa di non prendere più le armi per dieci anni. 

Inoltre, i due contendenti, il Malatesta e il Montefeltro, dovettero cedere di comune accordo i castelli che si erano reciprocamente usurpati.

Anche Iacopo Piccinino, capitano stipendiato dal re di Napoli, fu coinvolto nei provvedimenti papali, che però alla fine non lasciarono nessuno soddisfatto.

Il Malatesta però disattese ripetutamente ai richiami del papa tanto da meritare la scomunica che gli fu comminata nel giorno di Natale del 1460. 

Dopo due anni, solo nel 1462, non vedendo altra possibilità il papa fece decadere tutti i diritti di vicario pontificio del Malatesta e richiese l’intervento della lega costituita dal re di Napoli, dal duca di Milano e da Federico da Montefeltro. 

I condottieri pontifici Ludovico Malvezzi di Bologna e Pier Paolo Nardini si portarono quindi nella Marca per riprendere le terre malatestiane. 

Il Malatesta con un attacco a sorpresa il 2 luglio 1461 a Castelleone di Suasa ottenne una schiacciante vittoria contro l'esercito della Lega condotto da Napoleone Orsini. 

Nel 1462, occupò Senigallia ma al sopraggiungere dei contingenti di Federico da Montefeltro dovette lasciare la città per fuggire verso Fano. Federico lo inseguì e, dopo averlo raggiunto alla foce del Cesano, nell'agosto 1462 sbaragliò l’esercito del Malatesta, che si salvò con pochi suoi fedeli riuscendo a fuggire via mare. 

Pio II ordinò al Montefeltro e al legato cardinale Niccolò Forteguerri la continuazione delle operazioni militari contro il Malatesta, che nel 1463 portarono alla riconquista di Senigallia, Mondavio e Fano.

Il Malatesta solo grazie alla mediazione dei Veneziani riuscì ad ottenere la fine delle ostilità dopo aver chiesto perdono al papa, gli fu concesso di mantenere il vicariato di Rimini.

Fu assoldato dai veneziani, oramai in ristrettezze economiche dovette accettare un incarico che molti avevano rifiutato, trovandosi così a combattere i Turchi in Morea, l’attuale penisola del Peloponneso nel sud della Grecia.

Ammalatosi gravemente nel 1465, in Italia si sparse la falsa notizia della sua morte, subito i veneziani cercando di approfittare della situazione inviando a Rimini un contingente con il pretesto di proteggere Isotta e il figlio Sallustio. Lo stesso papa richiedeva il ritorno del vicariato alla Chiesa come indicato nei patti del 1463 mentre altri ancora appoggiavano il governo del figlio primogenito Roberto.

Pandolfo rientrato frettolosamente a Rimini mise fine a questa farsa e sfruttò l’occasione per indicare il figlio Sallustio come erede unico alla sua morte.

Tempio Malatestiano, Ritratto di Sigismondo Malatesta Bottega di Agostino di Duccio
Tempio Malatestiano, Ritratto di Sigismondo Malatesta
Bottega di Agostino di Duccio

Assunto nuovamente dalla Chiesa come capitano nella primavera del 1468, durante una campagna militare pontificia contro Norcia, contrasse la malattia che lo portò in pochi mesi alla morte.

Il 7 ottobre, Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini muore in Castel Sismondo. Viene sepolto il 9 ottobre 1468 nella chiesa di San Francesco noto ai più con il nome di Tempio malatestiano.


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