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Federico da Montefeltro signore di Urbino

 Federico da Montefeltro signore di Urbino

Federico da Montefeltro

Tra Roberto Sanseverino e Federico da Montefeltro c'è sempre stata una rivalità dovuta alla smania del condottiero milanese di surclassare la fama del signore urbinate non solo sui campi di battaglia ma anche nel merito dei titoli ricevuti, tra questi quello di Capitano Generale. Ci riuscirà ? Scoprilo leggendo il libro “Roberto Sanseverino condottiero del rinascimento italiano tra arte militare e politica”.

Intanto con questo articolo vi propongo una biografia "compatta" di questo importante Signore e condottiero.

Federico nasce nel castello di Petroia nei pressi di Gubbio  il 7 giugno 1422, figlio illegittimo di Guidantonio da Montefeltro, signore di Urbino, Gubbio, Casteldurante e duca di Spoleto, e di  Elisabetta degli Accomanducci, dama della contessa di Urbino Rengarda Malatesta, moglie dello stesso Guidantonio.

Fu allevato a Mercatello sul Metauro da Giovanna degli Alidosi fino all'età di 11 anni, poi fu  mandato come ostaggio a Venezia al fine di garantire la pace tra papa Eugenio IV e il duca di Milano Filippo Maria Visconti, alleato di Guidantonio.

In seguito ad una epidemia di peste fu mandato a Mantova presso i Gonzaga, dove sarà educato dalla scuola di Vittorino da Feltre, maestro di molti dei rampolli delle nobili famiglie italiane.

Nel 1437 venne nominato cavaliere dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo e sposò Gentile Brancaleoni a Gubbio. Il matrimonio gli arrecò in dote il territorio di Mercatello, di cui Federico divenne conte nel 1443. 

L’anno seguente prese il “governo” della compagnia d’arme feltresca, che aveva visto la morte del suo condottiero Bernardino Ubaldini della Carda, portandosi al servizio di Filippo Maria Visconti Duca di Milano a agli ordini di Niccolò Piccinino. Sfruttando la sua abilità sul campo di battaglia e nel campo della diplomazia, riuscì ad allargare i propri domini portandosi però in conflitto con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini.

Nel 1441 Federico strappò ai Malatesta la rocca di San Leo, già appartenente ai domini dei Montefeltro; in seguito occupò anche Fossombrone e Fano.

Con l’assassinio del fratellastro Oddantonio II, il 22 luglio 1444, Federico divenne signore di Urbino, ma solo nel 1447 papa Nicolò V lo proclama Vicario della Chiesa autorizzandolo a prendere possesso dell’abitazione dei Montefeltro. 

La sua fama di condottiero lo rese molto ambito presso le truppe di vari stati italiani: infatti, fu al servizio degli Sforza, del papa, degli Aragonesi di Napoli, dei fiorentini. Nel 1450 entrò al servizio di papa Pio II. 

Nel 1451 Federico da Montefeltro organizzò un torneo in onore di Francesco Sforza, da poco diventato duca di Milano. Durante lo scontro con Guidangelo de’ Ranieri, giovane di nobile famiglia urbinate, la lancia di questi rimbalzò contro l’armatura del Montefeltro e scivolò attraverso la visiera dell’elmetto. Il colpo tranciò l’osso nasale e penetrò nell’occhio destro, si temette per diversi giorni per la morte del signore di Urbino ma questi si riprese, scherzando lui stesso sull’accaduto dicendo che con l’occhio rimanente avrebbe visto meglio che con altri cento. Fu questa particolarità che contraddistinse la figura del Montefeltro anche nelle rappresentazioni artistiche.

Nel 1459 a Mantova stipulò il fidanzamento con Battista Sforza, figlia di Alessandro, signore di Pesaro, e nipote di Francesco, duca di Milano. Un patto matrimoniale fortemente voluto da papa Pio II, dal re di Napoli e dallo stesso Francesco Sforza per evitare che il Montefeltro passasse sotto una condotta veneziana. 

Il 10 febbraio 1460 furono celebrate le nozze a Pesaro fra grandi festeggiamenti, Federico ricevette il territorio di Pesaro in cambio di Fossombrone. 

La lunga guerra contro Sigismondo Pandolfo Malatesta iniziata in Romagna 1459 a capo dell'esercito pontificio a termine nel 1462 con la sconfitta del Malatesta presso il fiume Cesano a Senigallia. Per ricompensarlo il papa lo nominò vicario e gli concesse il controllo di Rimini (che però fu solo nominativo).

Si distinse in molte battaglie per le sue doti di stratega, tra queste San Fabiano d'Ascoli con il Piccinino nel 1460 e quella della Molinella con Bartolomeo Colleoni nel 1467. 

Nel 1466 con la formazione della Lega italica, l'accordo diplomatico-militare fra i potentati italiani volto a garantire l'assetto politico e territoriale della penisola stabilito in occasione della pace di Lodi (1454),  ne fu nominato comandante supremo.

La moglie Battista il 24 gennaio 1472 dette alla luce Guidantonio il suo primo l'erede maschio dopo otto figlie femmine. La gioia di Federico fu però di breve durata infatti il 6 luglio dello stesso anno, la moglie Battista morì a causa di una polmonite contratta dopo un bagno freddo nelle acque di un torrente Nel 1472 fu capitano dei fiorentini nella sottomissione della ribelle Volterra la quale fu saccheggiata orribilmente.

Nel 1474 papa Sisto IV investì Federico del titolo di duca di Urbino, onorificenza che era già toccata al fratello. Lo stesso pontefice organizzò il matrimonio tra il proprio nipote Giovanni della Rovere con la figlia del Montefeltro, Giovanna.  Si pensa che lo stesso Federico fedele a papa Sisto IV, fosse tra i promotori della congiura dei Pazzi, perpetrata senza successo a Firenze contro i Medici nel 1478.

Federico si distinse per la creazione di una delle corti rinascimentali più colte e raffinate del periodo, raccolta dento il palazzo-fortezza costruito da Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martin, uno dei capolavori dell'architettura rinascimentale. La corte urbinate ospitò artisti e letterati provenienti da varie parti di Italia e di Europa, tra questi Melozzo da Forlì, Piero della Francesca, Pedro Berruguete, Paolo Uccello, Luca Pacioli. Il palazzo fu sede di una straordinaria biblioteca che comprendeva svariate opere di classici greci latini e medievali, oltre a sezioni singolari, come una interessante raccolta di trattati di medicina.

Federico morì il 10 settembre 1482 a Ferrara dopo aver contratto la malaria durante la guerra che vedeva contrapposte Venezia e il Papa a Ferrara appoggiata dalla lega composta da Milano, Firenze e Napoli di cui il Montefeltro era Capitano Generale.

Trasportata ad Urbino la salma, dopo le esequie solenni, venne sepolta nella chiesa di S. Donato degli zoccolanti.

Testo Eugenio Larosa

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