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Nicolò Piccinino l'ultimo dei bracceschi

Niccolò Piccinino, condottiero braccesco del Quattrocento

«Ditto Capitano era homo picolo de statura, et era zoppo, et era valentissimo guerriero, et homo de grande ingenio, et aveva fama per tutto el mundo; et gran danno ne fo alla cità de Peroscia, però che dopo la morte sua Peroscia non ebbe mai più quillo ardire che aveva per prima.»

Graziani

Niccolò Piccinino fu uno dei principali condottieri con i quali Roberto Sanseverino ebbe modo di confrontarsi durante la fase iniziale della propria carriera, quando combatteva al servizio dello zio Francesco Sforza.

La sua figura ricorre nelle prime vicende narrate nel volume Roberto Sanseverino. Condottiero del Rinascimento italiano tra arte militare e politica , perché Piccinino rappresentò uno dei principali avversari dello Sforza nello scenario militare dell’Italia del primo Quattrocento.

Niccolò Piccinino e la tradizione braccesca

Nato a Perugia intorno al 1386, Niccolò Piccinino si formò nelle file di Braccio da Montone, del quale raccolse parte dell’eredità militare e politica dopo la morte.

La sua carriera si sviluppò soprattutto al servizio dei Visconti di Milano, per i quali condusse numerose campagne in Toscana, Lombardia e nell’Italia settentrionale.

Il soprannome “Piccinino” era legato alla sua corporatura minuta. Le fonti lo ricordano tuttavia come comandante esperto e capace, dotato di notevole influenza all’interno del sistema delle compagnie di ventura.

Al servizio dei Visconti

Per il Ducato di Milano Piccinino guidò operazioni militari di grande rilievo e si trovò più volte contrapposto a Francesco Sforza.

Partecipò alle campagne nel Bresciano, alle operazioni contro Venezia e alle lotte per il controllo di diversi territori dell’Italia centro-settentrionale.

La rivalità con Francesco Sforza divenne uno degli elementi più significativi della sua carriera e segnò profondamente gli equilibri militari della prima metà del Quattrocento.

Piccinino e Roberto Sanseverino

È proprio nel contesto del lungo confronto tra Piccinino e Francesco Sforza che compare il giovane Roberto Sanseverino.

Ancora agli inizi della propria esperienza militare, Roberto operava nelle forze sforzesche e poté quindi misurarsi indirettamente e direttamente con uno dei comandanti più esperti del suo tempo.

Questo confronto appartiene alla fase formativa del Sanseverino e contribuisce a spiegare il contesto militare nel quale maturò le proprie prime esperienze di comando.

Gli ultimi anni

Niccolò Piccinino morì a Milano nel 1444. Le fonti ricordano diverse ipotesi sulle cause della morte, tra cui una malattia indicata come idropisia e, in tradizioni posteriori, il sospetto di avvelenamento.

Il figlio Jacopo Piccinino proseguì la tradizione militare della famiglia e divenne a sua volta uno dei più noti capitani di ventura del Quattrocento.

«Il principale avversario di Francesco Sforza, l’unico che [...] poteva tenergli testa. I due erano avversari così acerrimi, che il duello continuò anche dopo la morte dei Piccinino: quando divenne duca di Milano, Francesco Sforza fece rimuovere tutte le tracce degli onori concessi al rivale, compreso l’erigendo sepolcro monumentale in duomo.»

Scardigli

La figura di Niccolò Piccinino è collegata alla fase iniziale della carriera di Roberto Sanseverino e agli anni del confronto tra le forze sforzesche e la tradizione militare braccesca.

Altri profili biografici sono disponibili nella sezione Personaggi , mentre ulteriori materiali storici sono raccolti tra i Documenti e fonti storiche .

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