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Luigi Pulci Roberto Sanseverino

 

Luigi Pulci, figura di rilevanza, rappresenta un interessante nodo di collegamento tra Lorenzo de' Medici e Roberto Sanseverino. Questa biografia mira a fornire una visione più approfondita di un personaggio che, sebbene presentato in modo marginale nel libro "Roberto Sanseverino. Condottiero del Rinascimento italiano tra arte militare e politica", rivestì un ruolo significativo nella vita del condottiero.

Luigi Pulci, nato a Firenze nel 1432 da Jacopo Pulci e Brigida de' Bardi, si trovò in una difficile situazione economica dopo la morte del padre avvenuta nel 1451. Per un certo periodo, Luigi lavorò come segretario per il ricco mercante Francesco Castellani. Grazie ai rapporti di Castellani con la famiglia dei Medici, Luigi fu introdotto nell'ambiente di corte e entrò in contatto con influenti personalità dell'epoca.

Le sue condizioni di vita peggiorarono ulteriormente quando suo fratello Luca fallì in rischiose speculazioni bancarie. Per sfuggire ai creditori dovette rifugiarsi in una sua proprietà nel Mugello, Pulci poté fare ritorno nel 1466 grazie all'aiuto di Lorenzo de' Medici.

Nel 1469, Luigi Pulci celebrò la vittoria del suo protettore, Lorenzo de' Medici, in un torneo mediante un poemetto intitolato "La Giostra di Lorenzo de' Medici" in cui il Sanseverino è citato come “el signor degno”

Lorenzo gli affidò varie missioni diplomatiche e lo considerava un caro amico.

 Tra le missioni che Pulci svolse, vi fu quella presso il signore di Camerino nel 1470, quando Lorenzo e suo fratello Giuliano governavano Firenze. Una missione più importante avvenne a Napoli presso gli Aragonesi, durante un periodo di grande agitazione in vista di un'impresa militare contro i Turchi.

Nel 1473, Pulci sposò Lucrezia degli Albizzi con l'appoggio di Lorenzo, stabilendo una relazione duratura con Roberto Sanseverino, conte di Caiazzo. Roberto, uno dei più ricercati capitani nelle guerre d'Italia, mantenendo rapporti attivi tra i due.

Proprio in quell'anno, Pulci si allontanò dal suo protettore per entrare al servizio del condottiero Roberto Sanseverino, che lo accompagnò in tutti i suoi viaggi. Le ragioni di tale rottura non sono ancora del tutto chiare. Un fattore determinante sembrò essere il cambiamento del clima culturale alla corte medicea, con l'avvicinamento di Lorenzo all'Accademia platonica di Marsilio Ficino e alla letteratura impegnata di Poliziano. Questo nuovo contesto non era più gradito a Pulci, anche a causa delle sue posizioni religiose alquanto dissacranti che in alcuni casi sfioravano l'eresia.

Tuttavia, Pulci rimase sempre devoto a Lorenzo, legato a lui da un'amicizia profonda e da un profondo senso di riconoscenza.

Nel 1475, Lorenzo de' Medici cercò di negoziare il ritorno di Roberto Sanseverino a Firenze attraverso l'intermediazione di Luigi Pulci. Sanseverino si trovava all'epoca di stanza presso Bologna. Tuttavia, questi tentativi non ebbero successo e Sanseverino non fu in grado di rientrare a Firenze.

Un secondo tentativo di trattativa fu fatto nel 1477, ma anche in questo caso la proposta non ebbe seguito. 

Nel 1476, fu autore di una polemica a distanza con Ficino, che rispose con quattro epistole in latino. Pochi anni dopo, scrisse il sonetto "Costor, che fan sì gran disputazione", con il quale irrideva in modo beffardo le dottrine neoplatoniche sull'immortalità dell'anima. Successivamente, Pulci si redense con la "Confessione a Maria Vergine", ma senza dissipare del tutto i dubbi sulle sue intenzioni parodiche.

Nel 1478 Luigi Pulci pubblicò la sua opera principale, il poema cavalleresco intitolato "Morgante". L'opera ottenne un notevole successo e fu molto apprezzata dai lettori dell'epoca. Tuttavia, nell'edizione ampliata del 1483, Pulci aggiunse un accenno polemico a Girolamo Savonarola.

Savonarola, un frate domenicano noto per le sue idee religiose rigide e il suo fervente moralismo, aveva pubblicamente criticato gli scritti di Pulci, considerandoli sacrileghi. In risposta a queste critiche, Pulci inserì nel poema un passaggio polemico in cui si rivolgeva a Savonarola in tono sarcastico.

Tuttavia, Savonarola era una figura potente e influente a Firenze, e non poteva essere attaccato impunemente. Di conseguenza, Pulci fu accusato di eresia e costretto a ritrattarsi. Pubblicò quindi un'opera in terzine intitolata "Confessione", in cui si scusava per le sue affermazioni contro Savonarola e si riconciliava con la Chiesa.

Pur amando trascorrere il tempo a Firenze, Pulci declinò l'offerta di diventare capitano di Val di Lugano nel 1481, preferendo rimanere vicino a Roberto Sanseverino. Tuttavia, dovette adempiere al dovere di stare al fianco del conte durante i suoi servizi militari al soldo dei Veneziani. 

Fu così che nel 1484 al seguito del condottiero in viaggio da Verona a Venezia si trovò a Padova, dove morì tra ottobre e novembre. Si dice che non fosse sepolto in terra consacrata a causa delle voci sulla sua presunta empietà, che avevano raggiunto anche Padova, forse con molte esagerazioni.


Bibliografia

M. Simonetta, Le avventure di un condottiero: Roberto Sanseverino e Luigi Pulci, in Rinascimento segreto. Il mondo del Segretario da Petrarca a Machiavelli, Franco Angeli, Milano, 2004

A. Polcri, Tra Lorenzo de’ Medici e Roberto Sanseverino: missioni diplomatiche o esilio letterario?, in Luigi Pulci e la Chimera. Studi sull’allegoria del Morgante, SEF, Firenze, 2010

L. Pulci, Opere minori, a cura di P. Orvieto, Mursia, Milano, 1986.
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